Marco Ruini

Neurochirurgo

Lunedì, 20 Settembre 2010 15:48

Sempre sulla scuola. Continua il dibattito aperto dalla Prof.ssa Catalano: l’etica nella scuola, le classi differenziate, gli scontri di piazza

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Pur non essendo un operatore scolastico ho avuto la fortuna di frequentare a lungo la scuola italiana, in particolare l'università, e ancora oggi, grazie ai figli, ne sono coinvolto. Desidero quindi continuare sul tema della scuola aperto dalla Prof. Catalano Adorina nel precedente numero del Portico dove ha affrontato il problema del maestro unico proposto dalla riforma Gelmini. Non ho la competenza della Prof. Catalano per affrontare i problemi tecnici ma vorrei trattare tre temi che mi hanno indignato come semplice cittadino, tutti scaturiti da affermazioni di personaggi politici. 1. Per spiegare la propria riforma la Gelmini ha detto più volte che la scuola odierna non è adatta a formare i futuri dirigenti, l'elite che dovrà far progredire il nostro paese. Mi sembra che tutti i dirigenti attuali siano usciti da questa scuola, che l'Italia vanti delle professionalità ad altissimo livello anche internazionale, che il problema principale non sia nello studio di base, ma nel continuare ad alto livello la ricerca e la messa in opera delle proprie idee, nella realizzazione dei propri sogni col lavoro, nei progetti per i quali mancano investimenti e programmi a lungo termine. Temo che la Sign.ra Ministra veda un basso livello culturale solo perché guarda troppo vicino a sè. E poi, dove sta scritto che la scuola pubblica abbia la funzione di formare i dirigenti? Negli anni, con infinite lotte e col contributo di decenni di dibattiti e esperienze è stata impostata un'etica della scuola che, con tutti i difetti che possiamo attribuirle, dava una risposta di cultura di base a tutti. La finalità era di portare l'individuo ad un livello culturale che gli permettesse di comprendere ciò che gli accade attorno, di poter conoscere e difendere i propri diritti, di essere nelle condizioni di scegliere, di socializzare e di capire il valore e la necessità del vivere assieme. La finalità era quindi da una parte favorire l'integrazione, dall'altra promuovere quella cultura umanistica che rende possibile il godere della curiosità, dell'arte, del leggere, del sapere in generale. La scuola doveva essere per tutti, per favorire l'ascesa sociale, il livello culturale di base, la convivenza, per offrire più opportunità a chi non era stato favorito dal nascere in ambienti benestanti. Dagli anni '80 aveva anche la funzione di favorire l'integrazione dei diversi, dei portatori di handicap, di chi ha difficoltà di inserimento o procede ad un ritmo di apprendimento più lento perché questi possano ottenere il massimo dal confronto e dal rapporto con chi non ha i loro problemi. E' la prima volta in tanti anni che sento che la finalità del nostro sistema scolastico è formare il quadro dirigente e che di punto in bianco una intera classe sociale si dequalifica da sola. Dalla nostra scuola sono usciti e verranno fuori ancora, specialisti di alto livello anche senza dover frequentare le scuole private e anche senza dimenticare la vera funzione socializzante e educatrice della scuola. 2. Dalla Lega è nata la proposta di istituire classi differenziate per stranieri che non conoscono l'italiano. E' stata portata come esempio la scuola tedesca che ha classi differenziate anche per l'handicap. Il motivo è di favorire un inserimento graduale dopo aver imparato l'italiano in modo da non ostacolare la velocità di apprendimento degli altri e non far sentire emarginati gli stranieri in una classe che li vedrebbe all'ultimo gradino. Ho sentito per radio, fortunatamente non guardo la televisione, l'intervista ad una signora Marocchina in Italia da diversi anni. Racconta: "Quando arrivammo in Italia io e mio marito qualche parola di italiano la conoscevamo. I nostri figli di sei e dieci anni vennero inseriti alla scuola elementare senza conoscere una parola della vostra lingua. A fine anno parlavano benissimo l'italiano ed erano loro a fare lezione a me e a mio marito. Sono cresciuti assieme ai compagni italiani inserendosi benissimo con loro in tutti i campi, dalla scuola di musica allo sport. Ora entrambi sono iscritti all'università. Penso alla disgrazia che avremmo avuto se fossero cresciuti in una classe differenziata. Come avrebbero fatto ad imparare bene l'italiano in mezzo ad altri stranieri come loro? Si sarebbero trasmessi l'un l'altro solo gli errori. E poi avrebbero fatto gruppo tra loro e sarebbero stati visti in modo diverso dalle altre classi. Sarebbe stato un grosso problema integrarsi mentre con molta facilità si sarebbero ghettizzati." Penso che ci sia poco da aggiungere se non che con le classi differenziate il confine col razzismo si assottiglia moltissimo e il rischio è di creare un nuovo apartheid o, ancora peggio, spingere queste nuove generazioni verso la chiusura in difesa, la contrapposizione, l'integralismo. A coloro che pensano che non si possa imparare rapidamente la lingua e iniziare presto a studiare vorrei chiedere come mai mandiamo i nostri figli con Erasmus o altre borse di studio a studiare un anno all'estero proprio per imparare la lingua e senza per questo perdere l'anno di studi? Mi sembra che tornino entusiasti da queste esperienze proprio perché sono condotte in mezzo e con i ragazzi locali. Va anche ricordato che la triste esperienza delle classi differenziate o differenziali la nostra nazione l'ha già vissuta. Erano classi degli esclusi, dei diversi, degli handicappati. Esclusi e diversi da chi? Handicappati accuditi pietosamente ma non da valorizzare nelle loro potenzialità. La nostra carta costituzionale (espressione alta di principi, diritti e doveri) è entrata in vigore nel 1948, ma fino al 1971 esistevano le classi differenziate. L'aver dato attuazione al dettato costituzionale, della parità di dignità sociale (art. 3), fu una scelta vera e irrinunciabile di civiltà; rinunciare vuol dire andare incontro alla regressione e al degrado dei valori di convivenza e solidarietà. 3. Il terzo tema che vorrei trattare è quello della protesta di piazza contro la riforma Gelmini e nasce da queste parole dette da Cossiga ad una intervista al Quotidiano Nazionale: "Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno...Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì." Una confessione del genere da parte di un ex presidente della Repubblica fa pensare che abbia perso qualche freno inibitore. E' però quello che tutti quelli che hanno vissuto il '68, il '77 e le lotte sindacali degli ultimi anni sanno. La provocazione da parte delle forze di polizia, magari solo favorendo formazioni di estrema destra come è da poco avvenuto a Roma, ha il fine di delegittimare i movimenti di protesta dando motivo ai benpensanti di criminalizzarli e così far passare in secondo piano i messaggi della protesta stessa. I telegiornali parleranno degli scontri, dei danni e non delle idee o delle rivendicazioni e quello che è il merito della partecipazione diventerà una colpa. Da quel che vedo coloro che partecipano in massa a queste manifestazioni, spesso centinaia di migliaia, con colleghi, striscioni, canti, tanti con le famiglie al seguito sono quelli che più si interessano dei problemi sociali, che lottano per i diritti di tutti, che emergono dalla massa di qualunquisti che non si scollano dal bar o dalle partite di calcio nemmeno per garantire il futuro dei propri figli. Non sono questi i delinquenti e nemmeno sono quelli che spaccano le vetrine. Cossiga ha detto chiaro perché succedono i casini alle manifestazioni e chi li manovra. I fatti di Genova e di Roma stanno a dimostrare quanto vengano strumentalizzati i fatti e coperte le responsabilità (non sono lontane le stragi di Stato tutte impunite) Sono angustiato e sconvolto dal pensare che io e i miei figli, come tantissimi altri che si danno da fare e si impegnano politicamente possiamo essere criminalizzati solo per il fatto di partecipare a manifestazioni nelle quali si chiedono diritti, partecipazione, democrazia. Questo è uno scritto di solidarietà per chi ha il coraggio e la forza di continuare ad opporsi in modo non violento e civile alla logica non democratica che si debba lasciare la politica ai giochi del parlamento calpestando in tutti i modi la spontaneità dei movimenti di piazza.
Marco Ruini
Letto 46372 volte Ultima modifica il Lunedì, 20 Settembre 2010 17:32
Marco Ruini

Specialista in Neurochirurgia e Neurologia, Direttore Sanitario Centro Medico Anemos, Responsabile dei Centri di Chirurgia del rachide Ospedale di Suzzara (MN), Casa di Cura Salus Hospital (RE), Casa di Cura Piacenza. Dirigente medico presso la Neurochirurgia di Parma fino al 1998 e responsabile della Neurotraumatologia di Reggio Emilia dal 1998 al 2003.

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Marco Ruini

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Specialista in Neurochirurgia e Neurologia, Direttore Sanitario Centro Medico Anemos, Responsabile dei Centri di Chirurgia del rachide Ospedale di Suzzara (MN), Casa di Cura Salus Hospital (RE). Ospedale Civile di Fiorenzuola (Piacenza). Casa di Cura San Clemente (Mantova). Dirigente medico Villa Maria Cecilia di Cotignola (Ravenna). Dirigente medico presso la Neurochirurgia di Parma fino al 1998 e responsabile della Neurotraumatologia di Reggio Emilia dal 1998 al 2003.

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Notiziario ufficiale della sno

In questo bollettino sno, alle pagine 6 e 7, è riportato un importante articolo che riguarda l'attovità di Marco Ruini e del Centro Anemos.
Vengono inoltre elencate le attività alle quali Marco Ruini e il Centro Anemos prendono parte, tra cui il volontariato per i Paesi emergenti umanitari proposti da sacerdoti o gruppi di missionari che aiutano progetti in varie zone del mondo.

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