Marco Ruini

Neurochirurgo

Martedì, 21 Febbraio 2012 09:06

Dalla mente moderna ai cyborg

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La mente moderna, i memi di fianco ai geni. L'evento cruciale nella storia di Homo Sapiens è la comparsa nel paleolitico superiore della cosiddetta "mente moderna". Tra i 100.000 e i 40.000 anni fa Homo Sapiens ha sviluppato una serie di comportamenti simbolici confermati dalla presenza, nei suoi territori, di pitture rupestri con scene di animali, di uomini organizzati alla caccia, di statuette votive, di sepolture rituali e di ornamenti estetici. Questo non è avvenuto nel territorio di altri ominidi ad eccezione dei Neanderthal. Alcune variazioni comportamentali e mutazioni hanno probabilmente favorito questo sviluppo cognitivo: le mani prensili, la postura bipede, essere onnivori. Il vero salto qualitativo verso la mente moderna è però dovuto alla comparsa del linguaggio e allo sviluppo tecnologico, entrambi fattori di sviluppo della cultura e di un'organizzazione sociale che si basa su fattori cognitivi e non sulla semplice occupazione o difesa di un habitat. Sono stati documentati alcuni geni che codificano il linguaggio e che sono presenti solo in Homo Sapiens. Alla base della comparsa del linguaggio potrebbe quindi esserci una mutazione genetica risultata vantaggiosa dal punto di vista adattativo. Il linguaggio è un bene non esclusivo che permette l'accumulo delle conoscenze e la trasmissione delle informazioni senza la loro perdita. Accelera la trasmissione della conoscenza e la rende ereditabile senza modificare i geni, ma trasmettendo di generazione in generazione dei memi, termine ideato da Richard Dawkins nel suo lavoro Il gene egoista. I memi sono unità replicative di base delle idee, le basi della trasmissione culturale. In modo analogo ai geni che trasferiscono le informazioni genetiche, replicano le idee e seguono le leggi della selezione naturale perché anche la cultura ha un forte valore adattativo. L'invenzione di nuove idee equivale alla mutazione; la selezione avviene attraverso la competizione delle idee; la migrazione attraverso la diffusione delle idee. Anche la cultura, per sopravvivere e diffondersi, utilizza quindi fattori evolutivi analoghi a quelli biologici. Il linguaggio ha poi permesso lo sviluppo del ragionamento astratto che ci ha consentito di scambiarci le idee attraverso metafore e di rendere più complesso e articolato il pensiero. È il linguaggio, infine, che ha reso possibile lo sviluppo sociale, l'autocoscienza, e quei comportamenti strategici e intenzionali che rendono possibile il do ut des necessario alla cooperazione e allo scambio tra individui, le azioni di reciprocità, ma anche l'inganno.

L'uomo cibernetico. Di fianco allo sviluppo delle funzioni cognitive superiori è cresciuto in modo esponenziale il know-how tecnologico. Tra le caratteristiche della "mente moderna" vi è stata la capacità di utilizzare e poi produrre strumenti atti a migliorare le prestazioni del nostro fisico, vestiti per ripararsi dal freddo, frecce e lance per cacciare meglio, case, carrozze, auto e aerei e tutta la tecnologia che l'uomo ha sviluppato nei millenni. Nel frattempo l'uomo ha utilizzato le scoperte, che sono alla base della nostra idea di progresso, per ampliare le capacità cognitive, la scrittura per migliorare la memoria, i libri e ora i computer per allargare la conoscenza in generale. A ben guardare sono tutte protesi del corpo o della mente, strumenti di potenziamento delle nostre prestazioni e l'uomo è un essere cyborg fin dalle origini. È talmente diffuso l'utilizzo delle protesi che, da quando abbiamo iniziato a utilizzarle, sono loro a determinare la nostra identità. I tatuaggi degli uomini primitivi erano protesi che servivano per definire la propria identità e ricondurla all'interno di un gruppo. I vestiti e gli occhiali, di fianco al valore funzionale, hanno sempre rappresentato una precisa identità sociale e così i mezzi di locomozione o le abitazioni. La cultura stessa è una protesi che ha valore adattativo e di scalata alle gerarchie sociali. Possiamo dividere le protesi in due tipi: 1. quelle che cercano di ripristinare una normalità perduta e tra queste poniamo ad esempio gli occhiali, quelle acustiche, le protesi d'anca, di ginocchio, il cuore artificiale e via via tutte le altre; 2. quelle che aumentano le potenzialità o le capacità del nostro corpo come gli autoveicoli, le armi, i libri. Fino a oggi le protesi hanno convissuto armoniosamente col nostro corpo, lo hanno rinforzato, aiutato, protetto senza mai metterlo in discussione. La bicicletta ha reso più rapido lo spostamento, ma non ha messo in discussione i piedi, la scrittura e i libri hanno aiutato la nostra memoria, potenziato le emozioni, hanno ampliato le basi di conoscenza utili per prendere decisioni, ma non hanno posto in dubbio la nostra capacità di ragionare o ridotto l'importanza del cervello. Le protesi offerte dalla tecnologia oggi sono qualcosa di diverso. I piedi in carbonio di Pistorius (vedi figura 1.3), le memorie aggiuntive dell'informatica, il mondo virtuale, stanno progredendo ad una velocità tale che vi è il rischio che il nostro corpo diventi obsoleto nel volgere di alcuni anni e che nel rapporto uomo-macchina dell'essere cibernetico che noi rappresentiamo già da millenni, la macchina prenda il sopravvento sull'uomo. Se aggiungiamo poi lo sforzo che la ricerca ha messo in atto per lo sviluppo dell'intelligenza artificiale e, accanto ad essa, il progresso nella ricerca genetica, possiamo prevedere che l'umanità attuale verrà stravolta nei prossimi decenni proprio nella sua identità. La conoscenza e la divulgazione di questi problemi, degli scenari possibili e il dibattito pubblico diventano sempre più urgenti e indispensabili per non lasciare lo sviluppo di tutti nelle mani di pochi e perché si possa sviluppare una neuroetica condivisa in grado di controllare questi processi.

Letto 37823 volte Ultima modifica il Martedì, 21 Febbraio 2012 09:31
Marco Ruini

Specialista in Neurochirurgia e Neurologia, Direttore Sanitario Centro Medico Anemos, Responsabile dei Centri di Chirurgia del rachide Ospedale di Suzzara (MN), Casa di Cura Salus Hospital (RE), Casa di Cura Piacenza. Dirigente medico presso la Neurochirurgia di Parma fino al 1998 e responsabile della Neurotraumatologia di Reggio Emilia dal 1998 al 2003.

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Specialista in Neurochirurgia e Neurologia, Direttore Sanitario Centro Medico Anemos, Responsabile dei Centri di Chirurgia del rachide Ospedale di Suzzara (MN), Casa di Cura Salus Hospital (RE). Ospedale Civile di Fiorenzuola (Piacenza). Casa di Cura San Clemente (Mantova). Dirigente medico Villa Maria Cecilia di Cotignola (Ravenna). Dirigente medico presso la Neurochirurgia di Parma fino al 1998 e responsabile della Neurotraumatologia di Reggio Emilia dal 1998 al 2003.

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Notiziario ufficiale della sno

In questo bollettino sno, alle pagine 6 e 7, è riportato un importante articolo che riguarda l'attovità di Marco Ruini e del Centro Anemos.
Vengono inoltre elencate le attività alle quali Marco Ruini e il Centro Anemos prendono parte, tra cui il volontariato per i Paesi emergenti umanitari proposti da sacerdoti o gruppi di missionari che aiutano progetti in varie zone del mondo.

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