Marco Ruini

Neurochirurgo

Martedì, 30 Dicembre 2008 00:00

Alta velocità per pochi, disagi per gli altri

Scritto da 
Con le considerazioni di Ivan Illich : Elogio della bicicletta

Se al giorno d’oggi c’è qualcosa di intoccabile, indiscutibile, sacro per tutti, laici, credenti, di destra e di sinistra è l’idea di progresso. Costi quel che costi il mondo va avanti, non può fermarsi, tanto meno tornare indietro. Il progresso viene identificato con la tecnologia e questa con la velocità. Tutto diventa più veloce, i trasporti, i servizi, l’informazione, il divertimento. La velocità poi è direttamente proporzionale alla energia spesa ed ecco che questa società è alla continua ricerca di fonti energetiche, ha fame d’energia. E’ talmente consolidata l’idea di progresso legato all’aumento del consumo di energia, è così forte il mito della velocità che notizie come è entrata in funzione l’alta velocità, rallentano i treni dei pendolari, vengono riportate sui giornali in pagine marginali e non più richiamate. Vengono accettate come prezzo dovuto al progresso. E’ inutile spiegare che l’aumento della velocità per pochi brucia il tempo della maggioranza della gente in modo proporzionale all’energia spesa e trasforma i cittadini in utenti sempre più desiderosi di essere partecipi al consumo del progresso a discapito del tempo libero, della salute, della autonomia, dell’equità sociale. Utilizzerò per chiarezza le considerazioni di Ivan Illich nel suo scritto Elogio della bicicletta, di oltre trenta anni fa ma sempre più attuale. Diceva Illich che “oltre una velocità critica, nessuno può risparmiare tempo senza costringere altri a perderlo.” “Questa corsa (al tempo e alla velocità) depreda coloro che restano indietro e poiché questi sono la maggioranza, pone problemi etici.” “Oggi la gente dedica una parte cospicua della propria giornata a guadagnarsi il denaro senza il quale non potrebbe neanche recarsi al lavoro.” Porta alcuni esempi. In passato i lavoratori erano obbligati a risiedere vicino al posto di lavoro, andavano a lavorare a piedi o in bicicletta. Questo comportava l’utilizzo di pochi minuti del loro tempo libero. Ora abbiamo la macchina, possiamo andare a lavorare dall’altra parte della città o in un altro paese. Utilizziamo ore del nostro tempo libero per raggiungere il luogo di lavoro in un traffico sempre più congestionato. Ma poi la macchina costa. Utilizziamo una percentuale alta del ricavato del nostro lavoro per comprarla, rifornirla, mantenerla in ordine. Spesso sono necessarie ore straordinarie per far fronte a spese straordinarie come rotture, danni, assicurazioni. E altro tempo è dedicato a lavarla, portarla dal meccanico, tempo per far fronte alle complicanze del suo utilizzo come ingorghi, incidenti. Altro tempo perso per seguire le pubblicità televisive e dei giornali. E’ stato calcolato che un lavoratore medio spende fino al 45% del proprio guadagno e del tempo libero per l’autovettura. Ma c’è un problema ancora più grave. Una percentuale piccolissima della popolazione gode dell’aumento della velocità, viaggia in jet o sui treni ad alta velocità o su macchine sportive. Per la maggior parte della popolazione l’aumento dell’utilizzo di energia di pochi si riflette in perdita di tempo e in tasse da pagare per sostenere gli investimenti tecnologici (treni veloci, aeroporti ecc) che non useranno mai. “Più energia significa meno equità.” “Lo sviluppo dell’industria del trasporto…ha diminuito l’uguaglianza tra gli uomini, ha vincolato la loro mobilità a una rete di percorsi disegnata con criteri industriali e ha creato una penuria di tempo di una gravità senza precedenti.” “La geografia del paese è modellata in funzione dei veicoli anziché delle persone.” Assistiamo passivi e consenzienti alla “distruzione dell’ambiente fisico, aumento dei rischi per l’incolumità personale, aumento del rumore e dell’inquinamento.” “Il passeggero abituale è conscio dell’esasperata mancanza di tempo provocata dal quotidiano ricorso all’auto, al treno, all’autobus, alla metropolitana….si sente sempre più lento e più povero….è il più esasperato di tutti dalla crescente ineguaglianza, dalla penuria di tempo e dalla impotenza personale ma non vede altra via di uscita….che chiedere una dose maggiore della medesima droga.” “Dimentica che sarà sempre lui a pagare il conto, sottoforma di tasse o tariffe.” Non è ancora sufficiente. Il progresso inteso come aumento della ricchezza e del consumo di energia per le nuove tecnologie e per l’aumento progressivo della velocità “impone un più accentuato controllo sociale….il sistema politico e il contesto culturale di una società non possono che degradarsi.” Anche perché “esistono dei quanta di consumo di energia critici pro capite superati i quali l’energia non è più controllabile per via politica.” E’ quello che sta accadendo, l’economia e l’interesse delle multinazionali che hanno in mano produzione e distribuzione dell’energia hanno preso il posto della politica e noi, sempre meno interessati e esclusi dalla partecipazione politica, favoriamo questo andamento. “Non vogliamo essere maggiormente liberi come cittadini, ma essere meglio serviti come clienti.” E’ questa la cosa grave, ci stanno poco alla volta trasformando da cittadini a clienti grazie alla capacità di creare dei bisogni e delle risposte che solo alcuni monopoli sono in grado di soddisfare e che a ben guardare servono solo a creare nuovi bisogni, più importanti della morale, dei valori, dell’ambiente, della salute, dell’autonomia. Questa distorsione dell’informazione fa si che pensiamo di risolvere le crisi energetiche con un sovrappiù di energia mentre sarebbe necessario porre dei limiti al consumo di energia pro capite. “Non se ne rende conto ne il sottoconsumatore ne il sovraconsumatore. Ne l’uno ne l’altro è disposto a guardare in faccia la realtà.” L’uno perchè teme di perdere un privilegio, l’altro perchè crede che sia anche suo diritto raggiungere quel livello di consumo. Problema evidentissimo tra paesi ricchi e paesi emergenti. Per Illich “l’equità e l’energia possono crescere parallelamente fino ad un certo punto…al di sopra di una certa soglia di watt pro capite l’energia cresce a spese dell’equità…ed è necessario un maggior controllo sociale per garantire la sicurezza di chi ha in mano la gestione dell’energia e quindi dell’economia.” “L’alta velocità è il fattore critico che rende socialmente distruttivo il trasporto e che toglie autonomia agli individui.” Il livello di velocità ottimale, per garantire equità, rispetto dell’ambiente, ottimo rapporto costi benefici, era per lui fornito dalla bicicletta come mezzo individuale e dal treno come mezzo collettivo (quando non si parlava di alta velocità). Quanto di vero ci sia nelle sue considerazioni lo tocchiamo con mano vedendo l’impatto del treno ad alta velocità sull’ambiente, sulle tariffe, sul rallentamento degli altri treni, sullo storno di fondi che avrebbero dovuto essere usati per ridurre l’impatto di questo pericoloso progresso sulla città. Tutte le previsioni di Illich si sono avverate compresa quella che “la critica sociale all’automobile non esiste quasi più…proprio oggi che siamo agli sgoccioli energetici e ambientali e che il disastro urbano è giunto al limite.” E’ un libro da leggere, sempre che ne troviamo il tempo tra un ingorgo e l’altro.

Marco Ruini 30.12.08

Letto 25118 volte Ultima modifica il Lunedì, 20 Settembre 2010 17:32
Marco Ruini

Specialista in Neurochirurgia e Neurologia, Direttore Sanitario Centro Medico Anemos, Responsabile dei Centri di Chirurgia del rachide Ospedale di Suzzara (MN), Casa di Cura Salus Hospital (RE), Casa di Cura Piacenza. Dirigente medico presso la Neurochirurgia di Parma fino al 1998 e responsabile della Neurotraumatologia di Reggio Emilia dal 1998 al 2003.

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Marco Ruini

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Specialista in Neurochirurgia e Neurologia, Direttore Sanitario Centro Medico Anemos, Responsabile dei Centri di Chirurgia del rachide Ospedale di Suzzara (MN), Casa di Cura Salus Hospital (RE). Ospedale Civile di Fiorenzuola (Piacenza). Casa di Cura San Clemente (Mantova). Dirigente medico Villa Maria Cecilia di Cotignola (Ravenna). Dirigente medico presso la Neurochirurgia di Parma fino al 1998 e responsabile della Neurotraumatologia di Reggio Emilia dal 1998 al 2003.

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Notiziario ufficiale della sno

In questo bollettino sno, alle pagine 6 e 7, è riportato un importante articolo che riguarda l'attovità di Marco Ruini e del Centro Anemos.
Vengono inoltre elencate le attività alle quali Marco Ruini e il Centro Anemos prendono parte, tra cui il volontariato per i Paesi emergenti umanitari proposti da sacerdoti o gruppi di missionari che aiutano progetti in varie zone del mondo.

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