Marco Ruini

Neurochirurgo

Lunedì, 20 Settembre 2010 17:38

Nuovi massacri e guerra. Ruanda e Congo senza speranze. Le nostre colpe.

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Volontariato sociale. Questo credevamo di fare nel 2005 recandoci in Ruanda per l’inaugurazione di una scuola finanziata dal “Gruppo Ruanda” di Reggio Emilia e Novellara. Fu l’occasione per conoscere la realtà del volontariato religioso in Africa, ricco di contraddizioni e lontano dalla nostra mentalità laica, e per vedere le conseguenze della guerra tribale tra Tutsi e Hutu che in sei mesi aveva portato al massacro di un milione di persone. Il viaggio ci offrì anche l’opportunità di incontrare a Goma, sul confine tra Congo e Ruanda, Don Tonino, un missionario ben conosciuto e amato a Novellara che da anni opera in un’area difficilissima del Congo, alle pendici di un vulcano attivo che pochi anni fa ha distrutto la sua missione, sul confine, in balia di bande di fuoriusciti e delinquenti, in un via vai continuo di profughi che periodicamente attraversano la frontiera in entrambe le direzioni. Vedere arrivare Don Tonino a piedi dal posto di frontiera, vederne la contentezza, abbracciarsi, sentirlo parlare di Novellara e dei novellaresi a quelle latitudini dimenticate dal resto del mondo fu commuovente. L’emozione nell’ascoltare le sue parole ci fece dimenticare di essere al sole, in Africa, a mezzogiorno. Solo dopo mezz’ora a qualcuno venne in mente di spostarsi all’ombra. Qualcosa sapevamo della guerra in Ruanda, quello che sanno tutti e che si può riassumere in breve: astio e odio tribale covati per anni che scoppia più o meno improvvisamente. Quando i Belgi se ne andarono dal Ruanda lasciarono al governo l’etnia Tutsi, la più ricca, minoranza nel paese, collaborazionisti durante il governatorato belga. Gli Huto rimasero quindi esclusi pur essendo in maggioranza. Poco alla volta si armarono e prepararono la rivolta. I governi occidentali li aiutarono fornendo soprattutto armi da taglio, maceti e poche armi da fuoco. Fu un vero massacro compiuto tra l’altro in modo barbaro, con crudeltà inimmaginabili. L’ONU non intervenne e abbandonò il paese lasciando loro campo libero. Un milione di Tutsi attraversò il confine e si raccolse in campi profughi in Congo. Dopo sei mesi un esercito Tutsi armato dall’America rientrò in Ruanda, riconquistò il potere con nuovi massacri spingendo gli Hutu a scappare in Congo, mise al governo un dittatore ruandese che aveva studiato e vissuto in America. Fin qua sembrava una storia di normale follia, chiara, con i soliti Americani a liberare i popoli oppressi. C’erano però diverse cose che stonavano e che ci fecero riflettere. Gli Hutu erano stati armati da governi occidentali, finanziati da multinazionali che poi armarono anche i Tutsi per il ritorno. A qual fine? Solo commercio d’armi? E’ vero che il cinismo delle multinazionali in questo tipo di commercio non segue un’etica morale, ma del profitto. Gli Hutu però erano stati armati con macete, i Tutsi sono tornati con l’esercito. Dove sta il profitto nel vendere delle sciabole? E come mai non si è fermato per sei mesi un massacro avvenuto con armi bianche? Sembrava un’operazione volta a spendere il meno possibile, il fine era sicuramente un altro rispetto alla vendita di armi. Ci aprì gli occhi Don Tonino. “Guardate ragazzi che non è finita. Non hanno fatto rientrare in Ruanda i profughi scappati in Congo e ora li stanno armando. Stanno finanziando di nuovo la guerra. Tra poco scoppierà un disastro.” “Perché?” Chiedemmo. La risposta fu chiarissima e per capirla occorre pensare alla storia del Congo degli ultimi anni. Paese poverissimo ma col sottosuolo ricchissimo di minerali e con importanti miniere di tungsteno, fondamentale nell’elettronica, proprio nel territorio di Goma al confine col Ruanda. Le miniere erano appaltate a multinazionali americane fino a qualche anno fa, ma il dittatore del Congo ha pensato bene di nazionalizzarle prima e poi di appaltarle alla Cina. L’America ha perso le miniere di tungsteno. Comincia un po’ ad accendersi la luce. Il Congo, territorio enorme, ha una densità di popolazione molto bassa. Il Ruanda, grande come l’Emilia Romagna, ha otto milioni di abitanti. Tre anni fa Don Tonino ci disse. “Il Ruanda, sostenuto ora dall’America, vuole annettersi la regione del Congo che fa capo alla città di Goma che è quella delle miniere di tungsteno dopo di che le riaffiderà alle multinazionali americane. Il massacro in Ruanda è servito a spostare un milione di ruandesi in quella regione del Congo, ora sono la maggioranza della popolazione. Non li hanno fatti rientrare e li stanno armando.” Incredibile, provocare un massacro e una migrazione in massa per riprendere il controllo di una regione e delle miniere di tungsteno. Pensavamo che fosse fantascienza, se fosse stato vero avremmo dovuto assistere ad una indignazione generale, telegiornali, documentari, manifestazioni, solidarietà, sensi di colpa. Nulla, questo tipo di informazione non arriva. Anzi, quando raccontavamo questo in Italia provocavamo commenti opposti: ormai addossare agli americani le colpe è una moda, ci dimentichiamo che loro esportano libertà, che hanno liberato anche noi, che siamo la solita sinistra catastrofista, che sono i soliti complotti di chi legge troppo Scalfari e la Repubblica. Vediamo cosa sta succedendo ora. I Tutsi in territorio congolese sono stati armati per alcuni anni dal Ruanda nel quale comanda la loro etnia sostenuta dall’America. Hanno iniziato da alcune settimane la pulizia etnica nei confronti dei congolesi e degli Hutu rifugiati come loro nel territorio di Goma. E’ sufficiente lasciar loro campo libero per qualche mese e si assisterà ad un nuovo esodo biblico delle altre etnie verso l’interno del Congo e i Tutsi diventeranno così la stragrande maggioranza ruandese nella regione congolese di Goma. Sono guidati da un generale ruandese e ora sappiamo chi ha dietro di se il Ruanda e cosa gli da la capacità, stato piccolo e martoriato dalla guerra, di affrontare a viso aperto il gigantesco Congo che seppur in difficoltà per corruzione, incapacità politica, mancanza di infrastrutture, lo sovrasta di gran lunga. Non è un caso che la guerra sia scoppiata poco prima delle votazioni americane che vedono il rischio della caduta del governo repubblicano. E’ l’ennesimo colpo di coda di Bush che deve rendere favori a chi l’ha sostenuto in due mandati caratterizzati dalla guerra preventiva e dalla imposizione della “libertà americana”, loro con tutti i diritti, di bombardare civili, di scatenare guerre, di abbattere funivie per gioco, di giocare con l’economia, di prendersi ciò che loro serve anche se è di altri (vedi petrolio e tungsteno) e tutti gli altri, sudditi obbedienti, a cercare di prendere le briciole pur di fare una foto con gli altri potenti del mondo e illudersi di contare qualcosa semmai facendo le corna come scolari poco intelligenti. Purtroppo vergognarsi davanti a queste cose non sembra sufficiente a smuovere ciò che resta di una sinistra di lunga tradizione democratica, solidale, impegnata, attenta, ora addormentata e invecchiata e incollata a compromessi ignobili pur di mantenere uno straccio di potere.

 

 

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Marco Ruini

Specialista in Neurochirurgia e Neurologia, Direttore Sanitario Centro Medico Anemos, Responsabile dei Centri di Chirurgia del rachide Ospedale di Suzzara (MN), Casa di Cura Salus Hospital (RE), Casa di Cura Piacenza. Dirigente medico presso la Neurochirurgia di Parma fino al 1998 e responsabile della Neurotraumatologia di Reggio Emilia dal 1998 al 2003.

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Marco Ruini

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Specialista in Neurochirurgia e Neurologia, Direttore Sanitario Centro Medico Anemos, Responsabile dei Centri di Chirurgia del rachide Ospedale di Suzzara (MN), Casa di Cura Salus Hospital (RE). Ospedale Civile di Fiorenzuola (Piacenza). Casa di Cura San Clemente (Mantova). Dirigente medico Villa Maria Cecilia di Cotignola (Ravenna). Dirigente medico presso la Neurochirurgia di Parma fino al 1998 e responsabile della Neurotraumatologia di Reggio Emilia dal 1998 al 2003.

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Notiziario ufficiale della sno

In questo bollettino sno, alle pagine 6 e 7, è riportato un importante articolo che riguarda l'attovità di Marco Ruini e del Centro Anemos.
Vengono inoltre elencate le attività alle quali Marco Ruini e il Centro Anemos prendono parte, tra cui il volontariato per i Paesi emergenti umanitari proposti da sacerdoti o gruppi di missionari che aiutano progetti in varie zone del mondo.

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