Marco Ruini

Neurochirurgo

Sabato, 17 Ottobre 2009 00:00

Uomo, essere razionale o istintivo?

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Il cervello è l’organo più complesso del nostro organismo e ancora il meno studiato. Conosciamo la sua strutture cellulare, la sua divisione in due emisferi, con funzioni diverse, ognuno formato da lobo frontale che controlla la vita psichica e dove sono localizzate le aree motorie, lobo temporale deputato alla memoria e al linguaggio, lobo parietale con le aree sensitive, lobo occipitale con le aree visive. Le funzioni vegetative come fame, sete, aggressività vengono elaborate in strutture mediane al di sotto della corteccia cerebrale. Il cervello, nel suo insieme, elabora le informazioni che riceve attraverso i quattro sensi e programma le risposte, ma non si limita a controllare i rapporti tra il nostro corpo e il mondo esterno. L’attività cerebrale regola e produce anche la nostra interiorità, cioè la vita mentale, la coscienza e l’autocoscienza. Le neuroscienze sono al giorno d’oggi impegnate in questo arduo compito: capire in modo scientifico e non metafisico come dalla attività elettrica e chimica dei nostri neuroni possa nascere il pensiero. Tra gli scienziati che a stretto contatto con i filosofi, studiano la mente e i suoi rapporti con il cervello, un posto di rilievo spetta al Prof Arnaldo Benini che più volte ha tenuto conferenze al Centro Anemos di Reggio Emila sulle Neuroscienze, sullo stato vegetativo permanente, sul senso del tempo e sul libero arbitrio. Dalle sue lezioni e dal suo libro: Che cosa sono io: il cervello alla ricerca di se stesso

(Garzanti 2009) abbiamo tratto spunto per queste riflessioni.

Come è stato possibile uno sviluppo così grande delle capacità mentali se da un punto di vista genetico l’uomo ha pochi geni in più di un lombrico e il cervello di uno scimpanzè è poco diverso dal nostro? È in quei pochi geni che è codificata questa capacità mentale solo nostra? Sono state identificate aree del cervello specifiche per elaborare pensieri, attenzione, formazione e associazione di idee, percezione del tempo e dello spazio, memoria, stati d’animo, emozioni, autocoscienza, ma non sappiamo ancora come avvengono i processi mentali. Oggi sappiamo che il cervello lavora come un insieme e che tutte le aree cerebrali vengono coinvolte nei processi di acquisizione dati, memoria, apprendimento, ma che ci sono due aree cerebrali particolari con funzione di controllo delle attività mentali, che fanno si che in ognuno di noi funzionino contemporaneamente due cervelli, un cervello emotivo, affettivo, istintivo, filogeneticamente arcaico, localizzato nella parte mesiale dei lobi temporali, presente anche in altri animali e un cervello razionale, che controlla coscienza, autocoscienza e ragione, localizzato nella corteccia prefrontale, ultimo prodotto della evoluzione, che è presente solo nel cervello dell’uomo. Cosa prevale nell’uomo? La parte razionale o quella emotiva? La risposta la daremo alla fine, ora aggiungeremo qualche dato alla nostra conoscenza. Il cervello razionale, localizzato nell’area prefrontale, è la vera sede della conoscenza, dell’autocoscienza, del pensiero, delle convinzioni, della previsione del futuro intesa come capacità di fare progetti e di prevedere le conseguenze delle nostre azioni. E’ formato da alcune circonvoluzioni cerebrali che solo l’uomo ha. Il cervello emotivo e’ localizzato invece nel cosiddetto sistema limbico. Controlla le reazioni affettive, calma, gioia, felicità, ansia, paura, ira, aggressività, nervosismo, eccitazione, malinconia. Anche queste contribuiscono a darci il senso della vita, ma sono doti che anche altri esseri viventi hanno. Le fusa di un gatto sono segno di soddisfazione; aggressività, nervosismo, paura negli animali sono evidenti come nell’uomo. Questo cervello emotivo è coinvolto nei comportamenti difensivi, nella ricerca del cibo, nella sessualità, nel ritmo sonno veglia. Non necessita della coscienza per funzionare ed è quindi istintivo. Nella evoluzione dello sviluppo del cervello la parte che controlla l’emotività è stata la prima a formarsi e si è sviluppata anche negli animali. Il cervello razionale si è invece evoluto più di recente, si è organizzato assieme allo sviluppo del linguaggio e delle aree a lui deputate nell’emisfero sinistro, per funzionare necessita della coscienza e soprattutto dell’autocoscienza, caratteristica solo umana perché necessita del linguaggio per estrinsecarsi. Sia il cervello razionale che quello emotivo sono collegati con la memoria, ma è evidente a tutti come una forte carica emotiva renda più vivo il ricordo. Si ricorda meglio un evento vissuto emotivamente che uno raccontato. Questo spiega perché i ricordi sia belli che brutti molto carichi di affettività o accompagnati da forti emozioni, siano gli ultimi a rimanere in cervelli anziani e diventino a volte vere ossessioni. Le continue guerre, i massacri, ma anche la semplicità con la quale ci lasciamo ingannare dagli imbonitori e dai discorsi populisti dei politici, fanno pensare che l’esistenza sia regolata soprattutto da emozioni e passioni con le quali la ragione ha di solito partita persa. Senza scomodare i genocidi, quante volte vediamo dibattiti nei quali i relatori, pur se dotati di cultura e razionalità, arrivano alle offese e alla zuffa. Dov’è finita la ragione? Il più delle volte non viene usata per fare le scelte, per controllare ciò che si fa o si dice, ma per giustificare ciò che, in modo istintivo o irrazionale, si è già fatto o detto. Il cervello emotivo prevarrebbe quindi su quello razionale. Aggressività, pulsioni, sono istinti finalizzati alla salvaguardia della vita e della specie, sono innati e sono pochi coloro che riescono a controllarli con la ragione. Anzi, gli istinti più bestiali sono più evidenti nell’uomo che negli animali, le atrocità che l’uomo è capace di fare verso i propri simili non hanno altro riscontro in natura. Sembra quasi che la razionalità venga usata per rendere ancora più violenti e efficaci gli istinti. Abbiamo quindi una risposta alla domanda posta in partenza, il cervello affettivo predomina su quello razionale e riesce anche ad usarlo per rendere più efficaci soprusi, vendette, odio, ma fortunatamente anche amore, felicità, altruismo, emozioni. Siamo quindi ad un bivio. Il prevalere dell’aggressività, delle pulsioni, dell’irrazionale è solo un problema culturale, educativo? O sono le aree prefrontali a non essere ancora così sviluppate da permettere la nascita di un uomo nuovo, più razionale e responsabile? Coesistono questi due problemi? Riusciremo ad uscire da questa spirale dove l’uomo utilizza la ragione per sopraffare gli altri nella lotta quotidiana per la vita e per il potere? Non lo sappiamo, ma nel frattempo possiamo intervenire sull’educazione, sperando che cultura, rispetto, partecipazione, solidarietà fungano da freni inibitori agli eccessi irrazionali che stanno portando l’umanità a distruggere l’ambiente e sé stessa. Questo, in attesa che l’evoluzione completi lo sviluppo dell’area prefrontale del cervello e metta in equilibrio cervello razionale e cervello emotivo.

Marco Ruini 17.10.09

 

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Marco Ruini

Specialista in Neurochirurgia e Neurologia, Direttore Sanitario Centro Medico Anemos, Responsabile dei Centri di Chirurgia del rachide Ospedale di Suzzara (MN), Casa di Cura Salus Hospital (RE), Casa di Cura Piacenza. Dirigente medico presso la Neurochirurgia di Parma fino al 1998 e responsabile della Neurotraumatologia di Reggio Emilia dal 1998 al 2003.

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Marco Ruini

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Specialista in Neurochirurgia e Neurologia, Direttore Sanitario Centro Medico Anemos, Responsabile dei Centri di Chirurgia del rachide Ospedale di Suzzara (MN), Casa di Cura Salus Hospital (RE). Ospedale Civile di Fiorenzuola (Piacenza). Casa di Cura San Clemente (Mantova). Dirigente medico Villa Maria Cecilia di Cotignola (Ravenna). Dirigente medico presso la Neurochirurgia di Parma fino al 1998 e responsabile della Neurotraumatologia di Reggio Emilia dal 1998 al 2003.

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Notiziario ufficiale della sno

In questo bollettino sno, alle pagine 6 e 7, è riportato un importante articolo che riguarda l'attovità di Marco Ruini e del Centro Anemos.
Vengono inoltre elencate le attività alle quali Marco Ruini e il Centro Anemos prendono parte, tra cui il volontariato per i Paesi emergenti umanitari proposti da sacerdoti o gruppi di missionari che aiutano progetti in varie zone del mondo.

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